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Novara lì, 15 Luglio 2020
 
Il Recovery Fund: una svolta per la politica economica dell’Unione Europea?
Ne hanno scritto, con efficace sintesi, due docenti dell’Università Bocconi, il prof. Gianmarco Ottaviano e il prof. Carlo Altomonte.
in viaSarfatti25, rivista dell’Università Bocconi - giugno 2020
Trovate il link per leggerlo in Accademia: economia e politica.
 
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Europlanino


Novara lì, 4 Maggio 2020
 
Ai tempi del Covid19
C’è una poesia, Guarire, attribuita a Kathleen O’Meara (Dublino 1839 – Parigi 1888) che racconta di gente costretta a stare a casa “e quando il pericolo finì e la gente si ritrovò, si addolorarono per i morti, e fecero nuove scelte, e sognarono nuove visioni, e crearono nuovi modi di vivere, e guarirono completamente la terra così come erano guariti loro”.
Costretta a stare a casa. Facile. Una grande casa e un bel giardino.
E chi la casa non ce l’ha? E quelli che vivono in pochi metri quadri?
E c’è Kahlil Gibran (Bsharri 1883 – New York 1931). Il quale scrive che “nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché dietro la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta”.
Un’alba per tutti, ma diversa per ciascuno. Ci sono famiglie che hanno visto i loro morti portati via in casse tutte uguali e senza fiori dai camion militari. Ci sono poveri sempre più poveri, famiglie che non hanno retto lo stress, aziende chiuse, saracinesche abbassate, disoccupazione in crescita.
Guarire, il sole, l’alba. Ci vuole coraggio per sperare. Ci sono imprenditori che hanno chiesto la cassa d’integrazione 7 giorni dopo l’inizio della prima diffusione del virus. Ci sono commercialisti, avvocati e notai che hanno chiesto il sussidio. Ci sono quelli che usano il buono spesa per acquistare superalcolici. C’è la criminalità organizzata che compera attività commerciali e produttive a prezzi stracciati. Ci sono politici professionisti dell’ignoranza, della menzogna e della sguaiataggine che bloccano aiuti e riforme. C’è una comunità scientifica che da decenni ci racconta – inascoltata - i pericoli dell’eccesso di progresso e della disobbedienza alle leggi della natura.
Per queste e altre nefandezze è difficile sperare.
Ci sono medici, infermieri, personale ospedaliero, volontari del pronto soccorso e volontari della protezione civile, vigili urbani, poliziotti, carabinieri, guardie di finanza, vigili del fuoco e soldati che si battono come sanno e come possono per evitare il peggio. Ci sono brave persone che rispondono alle richieste di aiuto, anche togliendosi il pane di bocca. Ci sono mercati rionali che regalano frutta e verdura alle parrocchie. Ci sono sacerdoti che presidiano le Chiese, pronti ad ascoltare e consolare. Ci sono la Caritas e tante associazioni che si occupano degli ultimi. Ci sono ricercatori, immunologi, virologi, ematologi, università, laboratori che hanno deciso di non sottostare più ai protocolli e agli interessi di qualche casa farmaceutica e vanno avanti.
Per queste e altre bellezze è possibile sperare.
C’è un Pontefice solo nella desolata immensità di Piazza San Pietro e nell’inutile opulenza della Basilica. Dolente e zoppicante. Vecchio ma forte. Triste ma non domo.
Ci sono le campane delle Chiese che risuonano in città meno rumorose.
Ci sono persone sconosciute che si salutano per strada, bocca nascosta dalla mascherina, sorriso negli occhi.
C’è la natura che non si ferma, che resiste, che germoglia e fiorisce.
C’è un riccio in giardino, venuto da chissà dove.
Merli e tortore intenti a fare il nido.
Cespugli ronzanti e guizzi di lucertole.
Un’infinità di colori che raccontano le meraviglie della Creazione.
La pioggia che ristora e poi il sole più luminoso che mai.
Per questi doni, sperare è un dovere.
C’è la lettera delle Sorelle di Figuil, in Camerun. C’è in quella lettera la gioia di cose “normali”: i battesimi celebrati nelle comunità cristiane del villaggio; due cuccioli nuovi, Corona e Virous, in sostituzione del vecchio cane che ha trovato ospitalità dai vicini; la fabbricazione delle mascherine per i loro 10 commercianti di pane; la fornitura di ostie per tutte le diocesi e per il Ciad. C’è anche la pena piena di pudore di 10 funerali, la preoccupazione della malaria e della meningite per i bambini non vaccinati. E c’è il grido, che quasi lo si sente, con cui la lettera si conclude: Cristo è risorto! Alleluia!
Questo grido mi ricorda il senso della preghiera. Non un mormorio sommesso, ma un grido al Cielo. Per ringraziare di quel che abbiamo, per chiedere perdono, per impetrare la Misericordia Divina. Mi stupiscono la pace e la serenità che la preghiera mi trasmette. Ogni volta mi sembra la prima volta. Mi stupisce la voglia di andare ad adorare il Santissimo Sacramento. Nei giorni in cui non lo faccio, mi sento privata di qualcosa di vitale. Ho voglia di Santa Messa. Mi sembrava bello ascoltarla in televisione. Adesso non mi basta più.
 
Silvia Cadario
 

Chiesa deserta


Novara lì, 28 Marzo 2020
 
Il (mio) mondo durante covid19
Viaggio introspettivo ai tempi della Quarantena, di Michela Bianco Prevot.
Trovate il link per leggerlo in Accademia: società e cultura.
 
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Lego ®


Novara lì, 28 Marzo 2020
 
Sul dialogo tra islam e cristianesimo
Ne parla Padre Claudio Monge: “Si tratta di un percorso spirituale esigente, attraverso il quale i testimoni si lasciano gradualmente disarmare perché è solo a questa condizione, in una dinamica di mutuo riconoscimento, (per) essere accolti dall’altro, abbracciare la sua diversità, curare le ferite di una storia di rapporti a volte dolorosi e porre le basi di una vera riconciliazione".
Trovate il link per leggerlo in Accademia: società e cultura.
 
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Novara lì, 25 Marzo 2020
 
Il tempo della verità e della speranza
Nessun problema può trovare soluzione senza verità. La trasparenza è un valore a cui nessuno dovrebbe poter sottrarsi, né i Governi, né gli scienziati. Costi quel che costi. Nel caso del Covit-19 il Governo cinese non si è comportato bene. Ed è giusto che lo si sappia. La speranza non è ottimismo, scrive oggi Mattia Feltri. La speranza è un dovere, scriveva don Luigi Sturzo. Ma non ci può essere speranza senza consapevolezza di che cosa possiamo e dobbiamo fare. Tutti insieme. Per questo servono conoscenza e responsabilità.

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Novara lì, 23 Marzo 2020
 
La forza del noi
È commovente vedere come il messaggio #andràtuttobene spopola nei social, nei balconi delle nostre case e nei disegni dei bambini. Tutti, nessuno escluso, viviamo il paradosso di essere lontani, ma desideriamo sentirci vicini, abbiamo bisogno di esortarci alla speranza, di rivolgerci un pensiero vicendevole. È il ritrovarsi, anzi il ricercarsi, per sentirci meno soli nell’affrontare un dramma che ci colpisce tutti. La spinta verso la ricerca dell’altro è forse anche l’unico modo per attraversare il guado della prova che viviamo, ovvero la forza del noi.
Proprio nel momento in cui gli appelli incessanti a stare a casa diventano un obbligo morale prima che normativo e il senso di smarrimento e dolore entrano con prepotenza dentro le nostre vite lasciandoci atonici rispetto al senso di impotenza e paura, riscopriamo la forza inesauribile del noi, della comunità, dell’estremo bisogno l’uno dell’altro, del perseguire il bene comune come unica possibilità, lasciata alla nostra responsabilità di esseri umani, di vincere questa battaglia.
Chi vi scrive lo fa da un monastero di vita contemplativa francescano o di clausura come viene comunemente pensata la nostra vita, ricordando che la clausura, cioè una modalità di vita che volontariamente si limita in spazi e contatti non è l’obbiettivo della nostra vita, ma un mezzo per realizzare la vita cristiana nello stile celebrativo della lode incessante al Signore, in relazioni quotidiane e nel lavoro assiduo.
In monastero il ritmo quotidiano è ciclico, oserei dire come quello della natura, dove nella ripetitività delle giornate, ritmata dal lavoro e dalla preghiera, si nasconde il dono di una vita che ogni giorno ci è donata e di cui ringraziare, di una ciclicità temporale naturale che per i più è scontata.
Il ritmo naturale del tempo, l’alternarsi di luce e buio è squarciato dal tempo della preghiera che irrompe nelle occupazioni quotidiane fatte di lavoro assiduo, studio, incontri con le persone, a ricordarci che tutto ci è donato gratuitamente. La gratitudine per la gratuità di Dio è la cifra della nostra vita che si manifesta non come un atteggiamento, ma uno stile di vita che può, a maggior ragione adesso, aprire spazi di gratuità donata che alimenta la fiducia reciproca.
Per tutti noi questa frenata improvvisa e violenta, non cercata e non voluta, può trasformarsi in un kairòs: come le cose più importanti della creazione quale può essere una gestazione, una scoperta o un’invenzione, hanno bisogno di tempo… così ognuno di noi ha bisogno di tutto il tempo, fatto di pause, di sospensioni e di rimandi. Il rallentamento del nostro ritmo consueto può diventare un’occasione per guadagnare in profondità e per amplificare la nostra modalità di vivere le realtà cosi ampie e variegate della nostra vita? La sfida di passare dal galoppo delle emozioni e delle sensazioni alla pacata degustazione di ogni frammento di vita, anche quando è limitato dalla costrizione della situazione, diventa un compito per crescere in umanità. Il senso chiaro di fragilità e di precarietà che tutti avvertiamo può diventare l’occasione per cogliere l’essenziale e tenersi pronti a tutto, anche a ciò che ci sconvolge.
I ritmi talvolta lenti della vita ordinaria in un monastero ci ricordano che il cammino degli umani non è scandito dai click - di cui tutti oramai, monache comprese, non possiamo fare a meno -, dalle occupazioni necessarie, ma dal ritmo delle persone. E i ritmi di crescita delle persone non sono veloci, hanno bisogno di un terreno buono, perché possano evolvere e maturare. Hanno bisogno di cura, di perdono e di pazienza. Forse questo è il momento in cui possiamo dedicarsi alla cura reciproca, in cui possiamo crescere nella profondità di relazioni quotidiane, spesso sacrificate ai tempi produttivi talora disumanizzanti o a una certa frenesia che è diventata la misura del nostro vivere. Crediamo che questo tempo potrebbe aiutare tutti a recuperare una ragionevole lentezza nel pensare e nell'agire. In genere cose e occupazioni ci divorano e si autodivorano, perché il mito è: sono tante e non c'è tempo. Adesso il tempo c'è, se uno sta bene e può fare le cose con calma, si può ritrovare il gusto del tempo assaporando e ritrovando la sapienza del pensare e dell'agire.
La percezione del tempo, per noi credenti di ogni tempo, dovrebbe essere fortemente improntata dall’idea che la venuta del Signore è prossima, imminente e ogni giorno potrebbe essere il giorno definitivo. Quante volte nel nostro ministero di ascolto e consolazione abbiamo riversato con abbondanza nella vita di chi soffre parole quali: “Il Signore sa, il Signore conosce; al Signore appartiene la gioia e il dolore; il tempo e lo spazio sono suoi, e noi siamo nelle sue mani, qualunque cosa accada”. Davvero, qualunque cosa accade, oggi con il salmista possiamo pregare:
 
“io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio,
nelle tue mani sono i miei giorni». Liberami dalla mano dei miei nemici, dalla stretta dei miei persecutori:
fa' splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia”. (Sal 30)
 
Ecco, oggi per noi è il momento di inverare nella nostra vita tanta Parola e tante parole, attraverso una improvvisa chiamata alla creatività, per imparare velocemente a darci una mano senza darci la mano e a stare vicini stando lontani.
Abbiamo la possibilità di scegliere di guadagnare in profondità. È questo l’unico modo per raggiungere le periferie talora così poco frequentate del nostro cuore, perché tutto sia più luminoso e sereno. Abbiamo l’occasione di ritrovare quell’armonia di cui portiamo nel cuore non solo l’insopprimibile nostalgia, ma pure l’alfabeto necessario per narrarla e trasmetterla soprattutto nei momenti più difficili e gravi. E quando tutto questo sarà passato - perché passerà - poter ritornare tutti alla normalità della vita più veri e più umani, a vantaggio di tante persone affaticate, marginalizzate, povere, sole, per le quali trovare comunque, anche oggi in tempo di ritiro e isolamento, modi fraterni ed efficaci di prossimità.
 
Monastero S. Romualdo
Clarisse Cappuccine
Primiero (TN)

 


Novara lì, 23 Marzo 2020
 
E se davvero il corona virus...
potesse trasformarci per sempre? Se potesse farci ritrovare bellezza e amore e un nuovo modo di vedere il mondo e la vita? Se davvero l’obbligatorio e necessario distanziamento sociale ci facesse venir voglia e apprezzare una stretta di mano, un abbraccio, un incontro? Se la speranza di “Guarire” diventasse realtà?
 
Guarire
 
E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò
E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente incominciò a pensare in modo differente
E la gente guarì.
 
E nell’assenza di gente che viveva
In modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire
E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro.
 
(Kathleen O’Meara. Dublino 1839 – Parigi 1888
 


Novara lì, 22 Marzo 2020
 
CURA ITALIA: I PROVVEDIMENTI PER NO PROFIT E ENTI ECCLESIASTICI
Le misure messe in campo per sostenere il terzo settore
 
Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 16 marzo ha approvato il Decreto #CuraItalia recante le nuove misure a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti dell’emergenza coronavirus sull’economia.
Il provvedimento interviene anche a supporto del no profit, su due versanti: il primo prorogando scadenza normative, amministrative associative e dall’altra includendo le organizzazioni del terzo settore nelle misure di sostegno previste all’interno del provvedimento.
 
Prorogate le scadenze
Il primis con l’ art. 35 del Decreto, il Governo prevede (al primo e secondo comma) per le organizzazioni iscritti ai vari registri (associazioni di volontariato, aps, cooperative sociali, onlus) il differimento di una serie di termini riguardanti l'approvazione delle modifiche statutarie di adeguamento alla riforma del terzo settore, in modo tale da preservare la funzionalità di detti enti, in questo periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria, portandoli al 31 ottobre. Allo stesso modo, il comma terzo della norma citata, stabilisce che, per l’anno in corso, è ammessa la possibilità di approvare i bilanci sempre entro tale data. Questa possibilità riguarda gli enti per i quali la scadenza del termine di approvazione dei bilanci ricade all’interno del periodo emergenziale.
 
Cassa integrazione in deroga
Di particolare importanza, la possibilità di poter accedere per le imprese del terzo settore (ivi comprese le scuole paritarie, enti ecclesiali) alla cassa integrazione in deroga per il personale (anche con un solo dipendente), per un periodo massimo 09 settimane.
Inoltre per tali soggetti, sono sospesi tutti gli adempimenti fiscali e contributivi con scadenza tra l' 8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, essi potranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 31 maggio o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo dal mese di maggio.
 
Stop alle cartelle
Stop anche per lo stesso periodo indicato, al pagamento delle cartelle emesse dagli agenti della riscossione (ex Equitalia) e dell’Agenzia delle Entrate, gli avvisi di addebito emessi dagli enti previdenziali (Inps ed Inail), le ingiunzioni e atti esecutivi emessi dagli enti locali (esempio multe). Sul capitolo della liquidità, le imprese sociali (comprese le cooperative sociali) potranno aderire alla moratoria sui prestiti e sulle linee di credito facendone richiesta agli istituti bancari che hanno concesso il credito, lo Stato interverrà anche attraverso la fornitura di una garanzia pubblica per garantirne l’applicabilità.
 
Per le Caritas
Si va inoltre ad intervenire sul sostegno agli indigenti, fronte in cui sono in prima linea le Caritas e i Centri d’Ascolto delle parrocchie, attraverso lo stanziamento di 50 milioni di euro per assicurare la distribuzione delle derrate alimentari durante l'emergenza ai bisognosi.
 
Per le società sportive
Sono previste inoltre misure specifiche per le associazioni sportive, il provvedimento consente infatti di non procedere, fino al 31 maggio, al versamento dei canoni di locazione e concessori relativi all'affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato, degli enti pubblici e la sospensione del versamento delle ritenute alla fonte, operate in qualità di sostituti d'imposta, nei confronti dei lavoratori dipendenti, fino al 30 giugno.
 
Paritarie: no sostegno alla teledidattica
All’interno del provvedimento trovano spazio anche risorse (85 milioni di euro) destinate a potenziare le piattaforme per la didattica, per l'apprendimento a distanza e a formare il personale scolastico su tali tecnologie, risultano però essere escluse come beneficiari le scuole paritarie, essendo destinati tali fondi alle scuole statali.
 
Federico Nicola
 


Novara lì, 17 Marzo 2020
 
I giorni del coronavirus
Siamo tutti chiamati a riflettere. Sarebbe bene che lo facessimo. Lo ha fatto Fabio Fazio con Le cose che sto imparando. Il suo pensiero è stato pubblicato da La Repubblica del 16 marzo 2020. Trovate il link per leggerlo in Accademia: società e cultura.
 
Se volete, mandateci le vostre considerazioni.
 
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Novara lì, 6 Febbaraio 2020
 
Emergenza odio
Scriveva Victor Hugo: “Quanto è più piccolo il cuore, tanto più odio vi risiede”. Politici meschini e bugiardi. Storia e geografia messi all’angolo nei programmi scolastici. Famiglie instabili e confuse. Società consumistica ed egoista. Cuori sempre più piccoli. Razzismo sdoganato in tutte le sue forme. Ne parla Nadia Poli in Accademia: società e cultura con Razzismo: lebbra dell'umanità.

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