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Novara lì, 3 Luglio 2019
 
Questione di stile (almeno quello)
 
I fan del Lega insultano il capitano Carola Rackete: “spero ti violentino ‘sti negri a 4 a 4 … criminale … venduta … tossica”.
A loro fa eco lo strabordante salvini (la minuscola non è casuale) che la definisce “ricca fuorilegge tedesca … pericolosa per l’ordine e la sicurezza pubblica … comandante criminale … sbruffoncella”.
Qualcuno ricordi al salvini che il suo continuo e sguaiato vociare elettorale non si confà al ruolo che ricopre nel Governo del nostro Paese.
 
 
Questione di verità (che dovrebbe essere praticata sempre e da chiunque)
 
Il capitano Carola Rackete ha rispettato le regole universali del Diritto del Mare fissate dalla Convenzione per la salvaguardia della vita in mare (Solas) firmata a Londra nel 1974, dalla Convenzione sulla ricerca e il salvataggio marittimo Sar) firmata ad Amburgo nel 1979 e dalla Convenzione dell’Onu sul diritto del mare (Unclos) firmata a Montenegro Bay nel 1982. Negare l’attracco di una nave che trasporta persone salvate in mare costituisce violazione di queste tre Convenzioni. E sulla base dell’art. 54 del Codice di procedura penale della Repubblica Italiana non è punibile “chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile”.
Il proscioglimento del capitano della Sea Watch 3 non è una fantasia malata dell’Autorità Giudiziaria. E che questa Giustizia non vada bene al salvini è cosa del tutto comprensibile e scontata. Lo ha detto con parole al di là di ogni limite, indignandosi e sfogandosi contro un alto potere dello Stato.
Intanto gli arrivi di barchette e gommoni a Lampedusa continuano. A riprova che le esternazioni di questo Governo sono solo propaganda. Nel peggior stile del ventennio.
 
 
Questione di fuffa (e le vittime siamo noi)
 
Invece di parlare di emergenze inesistenti, sarebbe il caso di parlare di emergenze vere. Tasse a livello record: questo Governo malato di protagonismo e di infantilismo ha portato la pressione fiscale a + 0,3%, roba che non si vedeva dal 2015; circa 500 Comuni italiani hanno già scelto di aumentare l’addizionale Irpef grazie alla scelta di questo Governo di eliminare il blocco degli incrementi di tutte le tasse locali. Quanto alla crescita sbandierata fino alla nausea, Standard & Poor’s ha tagliato le stime dell’Italia per il 2019 passando da + 0,7 a + 0,2. Debito pubblico aumentato: ciascun italiano ne ha per 40.000 euro. Quota di profitto delle società non finanziarie in calo di 0,6 punti nei primi 3 masi del 2019, raggiungendo il valore più basso dal 1999 a oggi. Fiducia dei consumatori in flessione, come certificato dall’Istat.
Non serve altro per capire che il Paese è diventato più debole, meno affidabile, meno interessante per gli investitori nostrani o stranieri.
E allora meglio metterla in farloccate e caciara.
 


Novara lì, 31 Maggio 2019
 
Così un uomo volgare...
 
Grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del Governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.

Elsa Morante

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini.  


Novara lì, 4 Maggio 2019
 
La scuola del Noi invece dell’Io
 
La Scuola ha il dovere della speranza.
 
Edith Stein, filosofa e martire del XX secolo scriveva “Col termine educazione intendiamo la formazione dell’essere umano nel suo complesso, con tutte le sue forze e capacità. Cos’altro vogliamo raggiungere coll’educazione se non che il giovane che ci è affidato divenga un essere umano vero e autenticamente se stesso? Per conseguire questo fine l’’educatore deve possedere un’idea chiara e un giudizio vero riguardo a in che cosa consista l’educazione, cioè l’autentica natura umana e l’autentica individualità. Formare esseri umani autentici significa formarli ad essere autentici, unici, irripetibili, essenziali.
Le altre sono pedagogie incomplete…”
Ma questa attenzione all’unico, all’individuo, questo focus sull’autenticità di ogni singolo essere, bambino, allievo, uomo, non significa puntare al miserevole io narcisistico che ci accompagna tutti, bensì guardare la straordinaria meraviglia dell’universale e comune che sottende tutti gli esseri umani.
La meraviglia del genere umano.
“l’autentica natura umana e l’autentica individualità, dicevamo. E fin qui tutto bene. Tutti d’accordo. Ma…
Obiezione frequente di molti Genitori, apparentemente ovvia, normale, quasi accettabile, direi: ”A me non interessa niente degli altri…a me interessa che mio figlio.….”
Da dove arriva questo? Qual è la genesi di questa miopia sociale e relazionale?
Con l’avvento delle tecnologie informatiche il mondo tutto – e il nostro sicuramente - è in preda a un'overdose di ego. Osserviamo la demenziale mania dei selfie. Si capisce dove è indirizzato lo sguardo e l'attenzione di ciascuno di noi: su noi stessi, su me, su quello che faccio io e su dove io sono, su chi io incontro.
Una pulsione irresistibile, una sorta di dipendenza. Farsi conoscere soprattutto attraverso la rete. Avere i famosi cinque minuti di celebrità, facendo non importa cosa. E’ come se per sentirsi vivi e vitali occorra assolutamente emergere, sovrastare, imperare, essere influencer.
E in questa asfittica narcisistica visione della vita e del vivere l’altro, il prossimo, la persona può tornare utile o meno per il raggiungimento del nostro scopo, cioè appagare il nostro ego.
E il nos, il we il wir?
L’immagine del singolo deve risaltare ad ogni costo; l’altro è inteso come strumento, mai come fine.
Le persone sono gradini da calpestare per salire non si sa bene dove, ritrovandosi poi circondati da gente uguale, opportunista e cinica. L’ego si scontra sempre con altri ego che vogliono spazio e visibilità e quindi sono introvabili i veri amici, le vere relazioni. Tutto si basa sulla convenienza, mentre sappiamo che la sana relazione è gratis. Basta a se stessa. Ha la sua motivazione in se stessa.
La prima conseguenza sociale negativa? Si diventa incapaci di confronto, di collaborazione, di cooperazione.
L’esasperazione della competizione, gli eccessi dell’arrivismo, dell’individualismo spinto hanno sancito lo sfaldamento del senso comunitario, la sterilità della vita associata.
Una delle espressioni che amo di più nel mio lavoro è quello di comunità scolastica. Come è denso di significato e di valore questo binomio.
Avere ancora un noi in mente è la radice di ogni pedagogia.
Nel percorso di crescita degli Alunni, sulla strada che devono percorrere per maturare come cittadini rispettosi, onesti, non criminali, è necessaria e irrinunciabile la consapevolezza di una appartenenza, di più appartenenze. L’autonomia, la maturità, la forza di ciascuno non arriverà mai senza questa consapevolezza.
Noi siamo perché apparteniamo.
Perché esiste un Noi, oltre che un Io.
Un Noi che è meglio e di più di tanti e favolosi Io.
Non c’è inventore originale senza l’operaio che costruisce.
Non c’è esploratore audace senza marinaio.
Non c’è orafo talentuoso senza minatore d’oro.
Perché tutto quello che siamo è frutto di un Noi.
La vera frontiera della Scuola, dei suoi figli e Alunni, è la società civile, il nostro modo di stare insieme, la nostra Comunità umana.
Che cosa ci accomuna e ci unisce deve essere la nostra riscoperta.
Per questo dico e scrivo e vivo spesso, qui, La scuola del Noi.
Occorre riscoprire che cosa ci rende quello che siamo, che cosa ci lega:
- una appartenenza (al borgo, al quartiere, alla città, alla scuola,..)
- una energia e una vitalità comuni, un flusso universale di valori, di umanità alta, di pensieri e convinzioni profonde capaci di abbracciare tutti e riconoscere il valore di tutti.
Nella Scuola che ho in mente, il vero insegnante non è qualcuno che istruisce raddrizzando piante storte, né qualcuno che trasferisce sistematicamente i contenuti da un contenitore ad un altro, secondo schemi o mappe concettuali precostituite.
(Secondo Montaigne è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena).
Il vero insegnante è colui che sa portare e dare la parola, sa coltivare la possibilità di stare insieme, sa fare esistere la cultura come possibilità della Comunità scolastica, sa valorizzare le differenze, le singolarità, animando la curiosità di ciascuno senza però inseguire un’immagine di allievo ideale. Piuttosto esalta i difetti, le storture di ciascuno dei suoi allievi, uno per uno, per ciò che sono e che recano con sé. È qualcuno che sa amare chi impara, che sa amare anche la vite storta. Massimo Recalcati ha definito in questo modo l’educazione: amare la stortura della vite.
Un po’ come un falegname, un artigiano ricco di Esperienza, dedito alla Sapienza, diffidente verso la Scienza. Un falegname che costruisce il suo bel mobile lentamente, senza fretta, con pause, riflessioni, ripensamenti, capace di utilizzare e finalizzare tutto: chiodi, guide, cardini e viti storte per un unico fine. Un bel mobile, che si fregia dell’unicità e dell’imperfezione. L’imperfezione propria dell’opera d’arte.
Perché dico queste cose?
Perché come preside di un Istituto Comprensivo, preside della scuola dell’obbligo, lavoro con questa cifra, con questa visione, con questa tensione. Con me molti insegnanti dei tre ordini di scuola.
Ho tutti gli Allievi nel mio Istituto. Di tutti i tipi. Non vi sono filtri di sorta. Non vi sono distinzioni.
Ho viti d’argento, viti zincate, viti arrugginite e perfino viti storte. Ma che spettacolo quando grazie alle viti storte riusciamo a raddrizzare una classe, riusciamo a educare al bisogno del debole, alla fatica di chi è stato abusato, devastato, scartato. Fare della scolaresca una Comunità scolastica, una Comunità di persone cui la convivenza con compagni difficili e problematici dà forza e fa crescere e maturare. Nessun pistolotto moraleggiante ha la stessa efficacia. Nessuna buona parola in famiglia ha la medesima efficacia. Nella Scuola dove lavoro vi è tensione per le…viti storte (oltre che per quelle dritte). Ci sono, e stanno bene, e noi con loro.
E’ la Scuola del Noi, della Comunità, dell’insieme, scuola inclusiva.
Questo vedo e questo cerco: la bellezza dello stare assieme, la condivisione, la conoscenza, l’ascolto, l’apprendimento. Tutte cose che rendono la vita e le relazioni degne di essere vissute. Con un ritrovato Noi si può pensare di cambiare in profondità la società e se stessi, nel tempo concreto che ci è dato vivere.
Chi educa deve entrare in tensione positiva con i limiti dell’Altro, dell’Allievo, del Discente: come il concavo con il convesso, va a completare ciò che manca, a trasformare ciò che è informe, a purificare ciò che è ferito.
Questa consapevolezza ci mette al riparo da qualsiasi scoraggiamento o fuga in tempi andati, perché queste difficoltà non sono insormontabili.
Sono piuttosto -per così dire- il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna.
A differenza di quanto per la tecnologia o l’economia, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni.
Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale. Persino il valore della Comunità umana che tanto – come dicevo prima - sembra deficitare.
Oggi il pericolo non sta più nel concepire l’educazione come il calco autoritario della tradizione. Oggi bisogna temere l’esaltazione del principio di prestazione, in grado di trasformare ogni esistenza, sin da piccoli, in una gara perpetua, nella quale non v’è posto per l’eresia, per lo scarto, la divergenza, l’eccezione.
Da soli si va più veloci, ma è insieme che si va più lontani.
 
Domenico Bresich
Dirigente Scolastico
Istituto Comprensivo Statale Achille Boroli



Novara lì, 2 Maggio 2019
 
Aguzzini, pestaggi, stupri, omicidi anche a opera di minorenni
 
La banalità del male
Da dove vengono i tanti orrori che ci raccontano le cronache quotidiane?
 
[…] Che cosa sta succedendo alla nostra società? Una violenza bestiale e senza senso sembra essersi impossessata in modo pervasivo e – ahimè – apparentemente inconsapevole dei nostri spazi di vita, delle nostre relazioni più intime […] La violenza è stata sdoganata nell’immaginario collettivo con la stessa modalità con cui la pornografia ha reso la sessualità un semplice esercizio di corpi al servizio dell’eccitazione, svuotato di qualsiasi connotato intimo, emotivo, relazionale. Al pari della pornografia, la violenza entra nelle nostre vite come uno spettacolo senza senso, usato per intrattenere e divertire, come se fosse una cosa da niente.
Se un adulto con alte funzioni rappresentative imbraccia un mitra come se fosse un giocattolo per farsi un selfie ad alto impatto “social” e un ragazzo preadolescente passa ore della sua giornata a uccidere dentro un videogioco per fare punti, il rischio della banalità del male di cui bene ha parlato Hannah Arendt comincia a diffondersi come un virus capace di infettare ogni ambiente […]
Auspico che sempre più famiglie e sempre più scuole si fermino con figli e studenti a riflettere sui “fondamentali” che reggono la vita delle persone. Di tutte le persone. Perché non esistono persone di serie A e persone di serie B […]
E auspico a questa classe politica che ci governa e che si fregia del merito di aver introdotto di nuovo l’educazione civica a scuola, di riflettere sul senso profondo del proprio ruolo, del proprio esempio, della propria missione di servizio. La prima educazione civica che serve è l’educazione del cuore, è la capacità di guardare in modo empatico all’altro e ai suoi bisogni […]
 
Alberto Pellai
In Famiglia Cristiana
30 aprile 2019



Novara lì, 20 Aprile 2019
 
Miracoli del governo gialloverde
 
Sarà che siamo sempre in campagna elettorale. Sarà che dire bugie è questione di dna. Sarà che il potere dà alla testa.
Ma intanto: le tasse che dovevano scendere, salgono; il debito che doveva calare, sale; l’occupazione che doveva aumentare, diminuisce; la crescita che doveva esplodere, implode. E questi continuano a negare l’evidenza, anche quella che per forza di cose han dovuto mettere in cifre nel Def: reddito di cittadinanza e quota 100 costano lo 0,6% del Pil e producono una “crescita” dello stesso dello 0,2%; conti pubblici e quadro economico vistosamente peggiorati. Che si fa? Si interviene. Niente affatto. Aggiustamenti rimandati. A quando non si sa.
 



Novara lì, 16 Aprile 2019
 
Criminali si nasce o si diventa?
 
Pubblico importante per la conferenza del 13 aprile che si è svolta nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo Statale Achille Boroli.
Quattro associazioni novaresi si sono alleate per questo incontro: Essere Cattolici Oggi-Civitas, Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, Kiwanis Novara e Nova Jerusalem. Ognuna con missione e obiettivi specifici, mai disattesi, ma che condividono i principi cristiani e liberali fondanti la civiltà occidentale senza i quali ogni deriva negativa è possibile. E questo indipendentemente dall’essere credenti o non credenti, di questo o di quell’altro partito. E’ Storia, non fede né religione né preferenze politiche. Libertà e uguaglianza sono state e devono continuare ad essere prerogative della vita civile.
A questa conferenza hanno assegnato tre parole: pietas, punizione, perdono. Ritenendo che la giustizia, senza aggettivi, debba e possa passare attraverso l’umana pietà che non condiziona la condanna dell’errore, il perdono per chi sbaglia. Diversamente ci sarebbe una società dell’odio e della vendetta che la Storia ha già raccontato con tutti i suoi effetti nefasti.
Relatori il dott. Francesco Giannoccaro (Che cosa è la criminologia) e la dott.ssa Marilena Guglielmetti (Da Lombroso alle neuroscienze).
Francesco Giannoccaro, per i novaresi il colonnello Giannoccaro, ha studiato al liceo classico, si è laureato in scienze politiche e poi ha frequentato in diverse Università italiane, quelle di Torino, Milano, Bologna e Roma, corsi avanzati di security, safety e privacy. E’ professore a contratto di Criminologia Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, sede di Forlì, per il Corso di Laurea in Scienze Sociali e Criminologiche per la Sicurezza e docente del Master in Gestione della Sicurezza presso l’Istituto Universitario Studi Superiori dell’Università di Pavia. E’ membro del Comitato Scientifico del Corso di specializzazione in Gestione della Security Aziendale presso l’Università Luiss di Roma.
E’ membro effettivo del Gruppo Tecnico di Valutazione dell’Area Opere pubbliche e Ambiente del Comune di Novara, per la valutazione delle installazioni di impianti di telecomunicazione e per il controllo dei campi magnetici. Già Presidente del Panathlon Club di Novara e Coordinatore Provinciale dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Dal 2011 Vice Presidente del Coordinamento Associazioni d’Arma di Novara.
Dal CONI ha avuto la Stella di Bronzo al merito sportivo.
E’ Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
E’ Grande Ufficiale del medesimo Ordine.
Nel corso della carriera militare è stato insignito della Medaglia d’argento al merito di Lungo Comando, della Croce d’Argento al merito di Lungo Servizio. E ha meritato 4 encomi solenni per operazioni di servizio.
Autore di numerosi saggi e articoli per riviste del settore.
Marilena Guglielmetti dal 2016 è socio fondatore della M-Investigation, consulente legale dello Studio Legale Penalisti Associati Zanconi e Zingari, consulente criminologo e investigativo della Vigilar Group di Milano.
Dopo il diploma in lingue e letterature straniere, si è laureata in Giurisprudenza. Poi ha frequentato Corsi internazionali di Scienze Criminologiche e investigative, si è specializzata in psicologia investigativa, ha frequentato all’Università San Raffaele di Milano il Master di secondo livello in Psicopatologia Forense e Criminologia Clinica ottenendo un’adeguata e aggiornata preparazione teorica e pratica nel campo psichiatrico forense e criminologo al fine di operare nei settori della comprensione, prevenzione e trattamento di comportamenti devianti e criminali.
All’Università degli Studi di Padova ha frequentato il Master di secondo livello in Psicopatologia e Neuropsicologia forense per la preparazione teorica e pratica su elementi di diritto e procedura penale e civile, diritto minorile e della famiglia, psicologia del ragionamento giudiziario, epistemologia forense, psicopatologia-neurospicologia e psicofisiologia forense, psicosessuologia giuridica, criminologia-medicina legale e psicologica penitenziaria.
Docente e relatrice a convegni e seminari.
Consulente in svariati procedimenti penali.
Pubblicazioni e articoli su riviste specializzate e non.
Intervento conclusivo del preside dell’Istituto, dott. Domenico Bresich (La scuola del “noi” invece dell’”io”). È un preside che sa guardare oltre la didattica, che crede nell’alleanza scuola-famiglia-società tanto da aver voluto che l’Istituto fosse dedicato a un grande imprenditore novarese, il dott. Achille Boroli, e da aver scelto per l’Istituto come missione quell’educare alle competenze della vita che è parte integrante del logo.
E’ stato prima docente, poi ha vinto il concorso di dirigente scolastico e dopo un periodo a Bellinzago è arrivato a Novara, a dirigere uno dei maggiori istituti comprensivi. Lo fa con garbo e con fermezza, con un’idea precisa in testa: quella di aiutare i suoi alunni a fare comunità, a diventare cittadini di domani.
 
Il video della conferenza sarà pubblicato al più presto.

 
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