Accademia: società e cultura

Il (mio) mondo durante covid19
 
Viaggio introspettivo ai tempi della Quarantena
 

Sono esattamente 42 giorni oggi di “distanziamento” o, per meglio dire, “isolamento” sociale e – come tutti immagino – mi sono spesso chiesta “come sarà dopo? Cosa ci rimarrà, cosa ricorderemo....”
Ma subito ho pensato che il prima e il dopo sono causa ed effetto, il durante è il vero cambiamento.
Ed è di questo cambiamento che voglio provare a scrivere, perché questo durante porta in sé la coscienza e incoscienza, il pensiero, il vissuto del prima e segnerà prepotentemente il dopo. In meglio o in peggio, nel bene o nel male.
Ma dal mio punto di vista, non c’è spazio nella mia casa delle bambole per le cose negative, il mio mantra di questi lunghi 42 giorni è “trasformare le criticità in opportunità”. E soprattutto scoprire che non è così difficile. Sicuramente non impossibile.
Per visualizzare questo pensiero che poi è un sentimento, penso ai pezzi di Lego, colorati e di forme diverse, con cui tutti, almeno una volta, bambini, genitori o zii o fratelli e sorelle, abbiamo giocato. O meglio, abbiamo fatto una costruzione, poi disfatta, poi rifatta cambiando le disposizioni di ogni piccolo e grande mattoncino...
Storm, form, perform.
Dopo la tempesta (che distrugge tutto), dai una forma (immagina un progetto, segui un obiettivo), performa (datti da fare concretamente, agisci positivamente).
Covid è anche una “benedizione” per assurdo: quando nel vortice della vita professionale e personale, non vedevo una via di uscita, quante volte ho pensato che avevo bisogno di una Pausa, anzi, di una lunga pausa, per dormire, per pensare, per leggere, per ascoltare musica, per annoiarmi, per prendermi cura di me. Me stessa appunto.
Forse dovremmo essere in parte grati a Covid per averci “regalato” questa pausa, che oggi soffriamo e ci sta stretta semplicemente perché non l’abbiamo decisa noi.
Personalmente devo ringraziare Covid perché mi sta dando una opportunità eccezionale (leggasi: “che deroga dalla norma”).
Oggi ho imparato che le sovrastrutture, materiali e non, che anno dopo anno ci costruiamo, per piacere e per piacerci, non solo non ci servono, ma sono un peso in più da portare. E anche senza, strano ma vero, stiamo in piedi. E forse, essendo più leggeri, stiamo anche meglio.
Ho imparato che per esserci davvero non è indispensabile la presenza fisica: il distanziamento (o allontanamento?) è una grande auto-difesa, Covid ce lo insegna quotidianamente, ma è anche il modo per capire veramente chi c’è e chi ci sta accanto, indipendentemente dalla possibilità di vederci e toccarci.
Ho imparato che una canzone con le sue parole e la sua melodia vale come un abbraccio che puoi ripetere e che ti rimane nella mente;
che il mio profumo fa parte dei beni di primaria necessità;
che chi non si fa sentire, in realtà non ha niente da dire, perché non servono tante parole, ne basta una vera;
che l’amicizia va coltivata, o forse meglio ancora addomesticata, con attenzioni costanti e con pensieri profondi;
che chi è sparito nel nulla, non c’è mai stato davvero;
che abbiamo un sacco di idee, molte potenzialmente geniali, ma che si esprimono solo quando abbiamo abbastanza tempo per percepirle;
che la prossimità è un valore non è un gesto;
che la paura rende gli eroi fragili e i fragili diventano i veri eroi;
che la bandiera del tuo paese, che tu lo voglia o no, è un pezzo di cuore;
che grande e piccolo sono sinonimi nella differenza;
che la fine in realtà è sempre un nuovo inizio;
che per prenderti cura degli altri, prima devi imparare a prenderti cura di te stesso.
Poi sarai in grado di lasciare che gli altri si prendano cura di te.
Di una cosa sono certa: prima di Covid19 ero una guerriera, dopo Covid19 sarò Michela. E non avrò paura di niente.

 
Michela Bianco Prevot
 

 
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