Accademia: società e cultura

Cristianesimo e Islam mondi a confronto - Istanbul
 

Il terzo quaresimale della Cattedrale” di Passio in programma per il 27 marzo, prima della cancellazione di PASSIO, era dedicato ad Istanbul, tema “Cristianesimo e Islam mondi a confronto”, come ospite era prevista la partecipazione di Padre Claudio Monge, il religioso è originario di Piasco (CN), domenicano, animatore del Centro di Dialogo Culturale ed Interreligioso DoSt-i (Dominicans Study Istanbul, acronimo che significa “amico, compagno” in turco) di Istanbul, dove i domenicani sono presenti dal 1233.
 
Padre Claudio, un legame forte quello che unisce la nostra Diocesi con i frati domenicani, grazie alla presenza della fraternità di Agognate, parlaci della comunità di Istanbul.
La nostra comunità domenicana ai piedi della Torre di Galata, nel centro storico sulla sponda europea, continua ad essere una realtà molto fragile: attualmente siamo tre frati alla ricerca di nuovi compagni di viaggio. La novità è che forse, più che in passato, stiamo cercando di trovarli, creativamente, soprattutto al di fuori delle forze della nostra Provincia d’origine: quella di Milano-Bologna. In progetto così articolato, che ci vede protagonisti in una megalopoli da 17 milioni di abitanti, che è un vero crocevia di storia, culture e religioni, richiede competenze e aperture molto variegate. Ci vogliono persone appassionate e non basta la buona volontà e, questo, vale non solo per i consacrati, ma anche per figure laiche di sostegno: una rete di collaborazioni, anche dall’estero, che è da implementare.
Sono passati oltre cinque anni dal viaggio apostolico del Santo Padre Francesco in Turchia, avete registrato un cambiamento della politica del governo verso le minoranze religiose e in particolare verso i cristiani?
I viaggi papali hanno sempre permesso di accendere momentaneamente dei riflettori sulla presenza di una diversità religiosa nel quadro maggioritario islamico, di obbedienza sunnita hanefita: diversità che non concerne solo la minoranza cristiana multi-confessionale e rituale, ma lo stesso universo islamico. Parlare di cambiamenti politici permanenti nei confronti dei cristiani, grazie alle visite papali, è un altro paio di maniche: i fattori di tensione regionale, e le variabili della politica internazionale, sono molto più determinanti nelle loro ricadute sulla nostra vita di minoritari. A questo proposito, non amo davvero questo termine e la logica che sottintende. Come ben ha ricordato il Documento sulla Fratellanza Umana, firmato da papa Francesco e il Grand Imam di al-Azhar, Al-Tayyeb, nel febbraio del 2019, bisogna parlare in termini di “cittadinanza inclusiva”, rinunciando «...all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità;... prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli».
Tu spesso affermi, un po’ provocatoriamente, che il dialogo islamo-cristiano non esiste: cosa intende dire?
Che non sono mai dei “sistemi” a dialogare ma delle persone concrete. Chi può dire che cosa sia l’islam e che cos’è il cristianesimo, nella complessa varietà delle loro esplicitazioni odierne? La questione non è parlare o dialogare in nome di una serie di principi dogmatici, espressione della nostra religione d’appartenenza, ma di entrare in una comunicazione esistenziale tra credenti, la cui vita è concretamente ispirata dalle fedi che professano e che sono convinti che non si possa dire di conoscere e amare il Dio che non si vede, senza amare il fratello che ci vive accanto! In questo senso il dialogo è sempre possibile ed è davvero fecondo: è un’esperienza davvero quotidiana.
La Turchia sta vivendo un periodo di forte recessione e crisi economica, Erdogan è impegnato militarmente su più fronti, in Libia e Siria per citarne i più significativi, come sta vivendo il Paese? Vedi all’orizzonte una alternativa politica?
La crisi c’è e si sente e i fronti non sono solo quelli militari esterni ma sono anche interni: come quello drammatico dei rifugiati, un vero dramma esistenziale quotidiano in Turchia e non un semplice strumento di retorica politica, come fa finta di credere l’UE! La retorica nazionalista e populista, per il momento compatta una nazione che è tuttavia come una pentola a pressione. Ma allo stato attuale, non esiste ancora all’orizzonte un’alternativa politica credibile.
E’ stato recentemente pubblicato dall’edizione Dehoniane, il volume di cui sei l’autore “Il martirio dell’ospitalità”, ce ne vuoi parlare in breve?
E un testo, scritto a quattro mani col teologo canadese Gilles Routhier, che cerca di declinare la testimonianza (questo il significato originario di “martirio”) del dialogo ospitale, incarnata da Christian de Chergé, priore dei Trappisti di Tibhirine e di Mons. Pierre Claverie, vescovo domenicano di Orano, assassinati entrambi nel 1996, anno orribile della guerra civile che ha devastato l’Algeria alla fine degli anni ‘90. Si tratta di un percorso spirituale esigente, attraverso il quale i testimoni si lasciano gradualmente “disarmare” perché solo a questa condizione, in una dinamica di mutuo riconoscimento, è possibile essere accolti dall’altro, l’algerino, abbracciare la sua diversità, curare le ferite di una storia di rapporti talvolta dolorosi e porre le basi di una vera riconciliazione nel rispetto della ricchezza della diversità.
 
Federico Nicola
 

 
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