Accademia: società e cultura

Razzismo: lebbra dell'umanità
 
Sette anni dalla sua morte
 
Il razzismo è stato, e spesso lo è tuttora, una delle principali fonti di odio, di incomprensioni, di violenza tra gli uomini.
I razzisti credono che il gruppo a cui essi stessi appartengono sia “superiore” a tutti gli altri gruppi (ossia il più bello, il più forte, il più intelligente, il più evoluto e cosi via) e che il fatto di appartenere a tale “schiera di eletti “possa giustificare il diritto di opprimere o di perseguitare coloro che essi considerano “inferiori”.
Alcuni dizionari lo definiscono cosi:
• Teoria della gerarchia delle razze che stabilisce la necessità di preservare la razza cosiddetta superiore da qualsiasi incrocio e le dà il diritto di dominare le altre;
• Teoria che tende a fissare la purezza di alcune razze, o ideologia che afferma la superiorità di un gruppo razziale sugli altri e raccomanda segnatamente la segregazione all’interno di un Paese o finanche lo sterminio di una minoranza;
• Tendenza determinata da vari fattori ambientali, storici e politico-economici, e che, sorretta da ideologie religiose o nazionalistiche, non riconosce la piena uguaglianza naturale delle razze umane, negando quindi la parità di diritti civili alle comunità razziali o religiose di uno Stato.
Il termine indica dunque la dottrina che vorrebbe dimostrare, con argomenti pseudo filosofico-scientifici, la validità di una distinzione tra razze superiori, destinate al comando, e razze inferiori destinate alla sottomissione usando come avvallo l’antropologia che, come scienza, definisce razza un raggruppamento di individui portatori di caratteri ereditari conosciuti, ovvero tutti coloro aventi uno stesso ceppo familiare o etnico.
I principali caratteri biologici e fisici degli uomini sono suddivisi in aspetti sia descrittivi (come il colore della pelle e dei capelli o la forma del naso o degli occhi), sia misurabili (come ad esempio l’altezza). Oltre agli aspetti biologici, un’infinità di caratteristiche servono a differenziare gli uomini: le religioni, i costumi, il modo di vivere, le lingue, il clima, l’ambiente geografico così come i fattori economici quali la ricchezza e la povertà di un popolo.
La genetica ci consente sì di parlare di fattori trasmissibili, ma non di caratteri misurabili. I geni sono inalterabili e attraversano le generazioni rimangono identici a loro stessi. Sul piano scientifico quindi, il concetto di razza avrebbe un senso se esistessero gruppi umani omogenei geneticamente; è stato invece provato che esistono maggiori differenze genetiche tra due uomini di razza nera che tra due individui di due razze diverse. In sintesi, la genetica afferma che la parola “razza” non possiede un contenuto definibile e misurabile sul piano scientifico.
Il razzismo, pertanto, non ha alcun fondamento scientifico divenendo così un fatto culturale. Le ricerche effettuate ad esempio presso gli immigrati, indicano che non esiste una significativa trasmissione culturale o ereditaria. Più un individuo è tolto precocemente da un gruppo e più prende con facilità e profondità le abitudini del nuovo ambiente di vita.
Bisogna aggiungere infine che non esiste nessuna prova scientifica per quanto riguarda l’ineguaglianza delle razze, la superiorità o l’inferiorità di una razza sull’altra, senza peraltro disconoscere l’esistenza di forti differenziazioni tra le diverse etnie o gruppi culturali. Ma nella fattispecie il termine “differenza “non comporta alcuna classificazione o gerarchia.
Per concludere l’elenco delle numerose definizioni che ci indicano come il concetto di razzismo sia vasto e che la parola stessa non sia ben definita, cito un’ultima definizione: il razzismo è la valorizzazione generalizzata e definitiva di differenze, reali o immaginarie, a favore dell’accusatore e a scapito della sua vittima per giustificare pretestuosamente la propria prepotenza, i propri privilegi o l’aggressività manifesta. Nella comune accezione il termine “razzismo“ include inoltre tutte le sue possibili forme: economiche, politiche, culturali, intellettuali o etniche.
Il razzismo, basato sull’intolleranza, è chiaramente contrario all’impegno di uguaglianza e di fraternità che dovrebbe guidare pensieri e opere di ogni uomo degno di definirsi davvero tale.
Lo stato del razzismo e le sue manifestazioni sono molto pesanti: innanzi tutto l’antisemitismo mondiale, la costrizione all’emigrazione con ogni mezzo, i genocidi in molti Paesi, le persecuzioni religiose ed etniche in tutto il mondo.
Se concordiamo sul fatto che nella parola razzismo c’ è la volontà di supremazia del più forte sul più debole, completiamo il lugubre elenco segnalando le manifestazioni di ostilità o di aggressività verso gruppi minoritari o deboli quali gli anziani, i portatori di handicap, gli immigrati e certi ammalati. Il razzismo si sposta anche da un gruppo all’altro: atteggiamenti anti arabi, anti mussulmani e via dicendo.
Purtroppo, sebbene oggi in moltissimi Paesi del mondo si parli di cultura, di intercultura e di società multiculturali e multietniche in cui sarebbero garantite la libertà di espressioni e la tutela dei diritti umani, di fatto tali auspicabili obiettivi non sono ancora stati raggiunti proprio a causa di insistenti e rinnovati fenomeni di razzismo e xenofobia che creano esclusione e producono sentimenti di alienazione in chi li subisce.
E’ certo che il razzismo affonda le sue radici nella Storia. La schiavitù nell’antichità, la tratta dei negri e il colonialismo ne sono i grandi testimoni.
Si pensi, ad esempio, al decreto del Faraone Seostris III° nel XIX secolo prima di Cristo, in forza del quale un nero poteva varcare la frontiera nel Sud dell’Egitto soltanto per vendere o comperare in qualche mercato.
Tante misure discriminatorie nei confronti dell’uomo di pelle nera, si avvalgono di argomenti falsamente teologici, tratti dalla Genesi, laddove i neri sarebbero i discendenti di Cam, figlio maledetto di Noè.
L’antisemitismo illustra purtroppo molto bene le manifestazioni storiche del razzismo. Esso è comparso con la nascita della Cristianità: i primi massacri di Ebrei risalgono all’epoca delle Crociate, mentre il razzismo è pervenuto al suo apogeo con il nazional-socialismo hitleriano nello sterminio di milioni di ebrei e di altre minoranze. Un altro fenomeno sempre di grande attualità è il nazionalismo esprimibile come un’esasperazione del sentimento di amore alla propria Nazione e a tutto ciò che essa rappresenta in campo politico, civile, culturale ed economico. Quasi sempre è accompagnato da un forte senso di antagonismo.
Le possibili cause delle diverse forme anche attuali di razzismo possono essere relazionate anche alla crisi economica generalizzata e alla relativa situazione mondiale: la disoccupazione e la miseria generano reazioni di paura e di aggressività sollecitate e amplificate a bella posta da una propaganda politica farlocca e volgare. Tra le cause religiose del razzismo vi sono il fanatismo e l’integralismo, l’intolleranza e la presenza di alcuni capi religiosi convinti di possedere la verità e quindi decisi di imporla a tutti.
Il colore della pelle impedisce ad alcuni di accedere a determinate professioni, genera ingiustizie e relazioni sociali difficili, isolamento e ghettizzazione. Non è un caso che il razzismo trionfi maggiormente nei Paesi ricchi, Paesi cioè in cui la spinta all’individualismo e alla competitività sono maggiori, e dove manca uno spiccato senso di solidarietà e di generosità.
Nella battaglia contro il razzismo, un ruolo fondamentale è stato messo in capo all’Organizzazione delle Nazioni Unite, fondata nel 1945 specialmente per “salvaguardare le generazioni future dalla sciagura della guerra e del razzismo“. Nel 1965 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votò una Convenzione Internazionale che definì discriminazione razziale “ogni differenza , esclusione e restrizione basata sulla razza, il colore della pelle, la discendenza e le origini nazionali o etniche, che abbia lo scopo o l’effetto di annullare o rendere impari il riconoscimento, il godimento o l’esercizio su uno stesso piano dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella sfera politica, economica, sociale, culturale o in ogni altra sfera della vita pubblica“.
E’ bene riconoscere nella pratica della tolleranza rigorosa e quotidiana, da non confondere con il lassismo, un mezzo di lotta contro il razzismo. Tutti dovremmo concordemente affermare che se anche non si ha la certezza di ottenere risultati concreti, la ricerca della pur difficile conquista di un mondo esente dal razzismo è la cifra vera del nostro essere persona.
 
Nadia Poli
 

 
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