Accademia: economia e politica

L'attualità politica di don Luigi Sturzo Appello ai liberi e forti Roma, 18 gennaio 1919
 

E’ il documento fondativo del Partito Popolare Italiano. Ne riproduciamo alcuni momenti emblematici della straordinaria visione sociale, economica e politica di don Luigi Sturz e la sua sorprendente attualità.

[…] A uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale costituire uno Stato veramente popolare che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell’istituto parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto alle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali, vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l’autonomia comunale, la riforma degli enti provinciali e il più largo decentramento delle unità regionali.

E’ questo uno dei passi più significativi che fanno da premessa al

PROGRAMMA DEL PARTITTO POPOLARE ITALIANO
1. Integrità della famiglia. Difesa di essa contro tutte le forme di dissoluzione e di corrompimento. Tutela della moralità pubblica, assistenza e protezione dell’infanzia, ricerca della paternità.
2. Libertà di insegnamento in ogni grado. Riforma e cultura, diffusione dell’istruzione professionale.
3. Riconoscimento giuridico e libertà dell’organizzazione di classe nell’unità sindacale, rappresentanza di classe senza esclusione di parte negli organi pubblici del lavoro presso il Comune, la Provincia, lo Stato.
4. Legislazione sociale nazionale e internazionale che garantisca il pieno diritto al lavoro e ne regoli la durata, la mercede e l’igiene. Sviluppo del probivitorato e dell’arbitrato per i conflitti anche collettivi del lavoro industriale e agricolo. Sviluppo della cooperazione. Assicurazioni per malattia, per la vecchiaia e invalidità, e per la disoccupazione. Incremento e difesa della piccola proprietà rurale e costituzionale del bene di famiglia.
5. Organizzazione di tutte le attività produttive della Nazione con l’utilizzazione delle forze idroelettriche e minerarie, con l’industrializzazione dei servizi generali e locali. Sviluppo dell’agricoltura, colonizzazione interna del latifondo e coltura estensiva. Regolamento dei corsi d’acqua. Bonifiche e sistemazione dei bacini montani. Viabilità agraria. Incremento della marina mercantile. Risoluzione nazionale del problema del mezzogiorno e di quello delle terre riconquistate e delle province redente.
6. Libertà e autonomia degli enti pubblici locali. Riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, della Provincia e della Regione in relazione alle tradizioni della Nazione e alle necessità di sviluppo della vita locale. Riforma della burocrazia. Largo decentramento amministrativo ottenuto anche a mezzo della collaborazione degli organismi industriali, agricoli e commerciali del capitale e del lavoro.
7. Riorganizzazione della beneficienza e dell’assistenza pubblica verso forme di previdenza sociale. Rispetto della libertà delle iniziative e delle istituzioni private e di beneficienza e assistenza. Provvedimenti generali per intensificare la lotta contro la tubercolosi e la malaria. Sviluppo e miglioramento dell’assistenza alle famiglie colpite dalla guerra, orfani, vedove e mutilati.
8. Libertà e indipendenza della Chiesa nella piena esplicazione del suo magistero spirituale. Libertà e rispetto della coscienza cristiana considerata come fondamento e presidio della vita della Nazione, delle libertà popolari e delle ascendenti conquiste della civiltà nel mondo.
9. Riforma tributaria generale e locale, sulla base della imposta progressiva globale con l’esenzione delle quote minime.
10. Riforma elettorale politica con il collegio plurinominale a larga base con rappresentanza proporzionale. Voto femminile. Senato elettivo con prevalente rappresentanza dei corpi della Nazione (corpi accademici, Comune, Provincia, classi organizzate).
11. Difesa nazionale. Tutela e messa in valore della emigrazione italiana. Sfere di influenza per lo sviluppo commerciale del Paese. Politica coloniale in rapporto agli interessi della Nazione e ispirata a un programma di progressivo incivilimento.
12. Società delle Nazioni con i corollari derivanti da una organizzazione giuridica della vita internazionale: arbitrato, abolizione dei trattati segreti e della coscrizione obbligatoria, disarmo universale.

L’apparente ovvietà e ragionevolezza di questo programma trovano la loro autentica dimensione innovativa e rivoluzionaria in un’altra premessa del programma:

Ma sarebbero vane queste riforme se non reclamassimo, come anima della nuova società, il vero senso di libertà rispondente alla maturità civile del nostro Popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agli individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze o privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche.
Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato, ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo.

Va da sé che questo “pretuncolo irritante” non andasse bene al fascismo e non solo al fascismo. La sua costante obiezione allo statalismo e ai “mali passi” lo condannano all’esilio.

 
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