Accademia: economia e politica

L'attualità politica di don Luigi Sturzo L'esilio, ieri e oggi
 

Moderno, molesto, ingombrante.
Da subito e fino alla fine.
 
Condannato per questo all’esilio, non solo storico. Anche all’esilio politico-culturale.
Grottesco che i cattolici italiani del secondo dopoguerra si siano rivolti ai maestri francesi, Mounier e Maritain, trovando nei loro contributi teoretici le premesse ideali dell’impegno sociale, politico culturale. Mentre Maritain faceva appello a Sturzo come pensatore illuminato dalla sapienza del Vangelo.
 
Quali sono state e sono le cause di quest’esilio?
Una certamente di carattere politico: la lotta strenua di Sturzo contro lo statalismo, la partitocrazia, l’abuso e lo sperpero di denaro pubblico, la mancanza di moralità e di etica.
Una di carattere metodologico che vede la politica come dialettica, confronto, ethos, programma. Una terza di carattere filosofico e ideologico: la storia come rappresentazione dell’incontro fra Dio e l’uomo, l’uomo come immagine e somiglianza di Dio.
 
Sturzo, a diverse ragioni, ha dato fastidio ai suoi contemporanei.
Ragioni ferocemente attuali.
Ragionamenti e proposte che avremmo tutto l’interesse, noi cittadini, di pretendere in economia e politica.
 
Tanto che anche oggi si preferisce dimenticare don Luigi Sturzo, o lo si cita a sproposito, magari per darsi un tono.
Qui di seguito sarà don Sturzo a parlare, in un’antologia dei suoi scritti che, per quanto limitata, descrive la grandezza dell’uomo, la modernità del suo pensiero e la sua straordinaria visione politica.

 
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