Accademia: economia e politica

L'attualità politica di don Luigi Sturzo Verità scomode
 
Vocazioni controcorrente, segnate anche dall’ostilità e dall’opposizione delle gerarchie ecclesiastiche, sono sempre esistite nella Chiesa e certamente esistono. Generatrici per altro di sante e santi accomunati dal non aver scelto da sé la missione, bensì di averla “incontrata”, per così dire, nell’esperienza della vita propria e degli altri.
Pensava, don Sturzo, che anche la sua vocazione politica non fosse un’aspirazione giovanile, né un’attrattiva fantastica e sentimentale, ma una conseguenza non cercata della sua attività religioso-sociale presso operai e contadini.
Era il Sabato Santo 1895: il giovane don Luigi, che studiava all’Università Gregoriana di Roma, fu incaricato dalla parrocchia di andare a benedire le case di un quartiere popolare del centro dell’Urbe, dove stava l’antico Ghetto. Le miserie inaudite della gente lo colpirono al punto da renderlo ammalato, incapace di prendere cibo per giorni. Si procurò della letteratura sociale, volle sapere quel che facevano socialisti e umanitari, volle conoscere leghe e cooperative. Tornato a Caltagirone, organizzò le prime cooperative di lavoratori e fittavoli, casse rurali e casse artigiane contro lo sfruttamento dei lavoratori e contro l’opera infame di mediatori e gabelloti.
E fin da allora l’azione e il pensiero di don Sturzo sono profetici, addirittura anticipatori di alcuni aspetti degli insegnamenti della Gaudium et Spes di Paolo VI (7 dicembre 1965) dove c’è un passaggio che vale la pena di richiamare, perché esprime concetti a lungo e frequentemente presenti nelle parole di don Sturzo:

“Bisogna curare assiduamente l’educazione civica e politica, oggi particolarmente necessaria, sia per l’insieme del popolo, sia soprattutto per i giovani, affinché tutti i cittadini possano svolgere il proprio ruolo nella vita della comunità politica. Coloro che sono o possono diventare idonei per l’esercizio dell’arte politica, così difficile, ma insieme così nobile, vi si preparino e si preoccupino di esercitarla senza badare al proprio interesse e a vantaggi materiali. Agiscano con integrità e saggezza contro l’ingiustizia e l’oppressione, l’assolutismo e l’intolleranza d’un solo uomo e d’un solo partito politico; si prodighino con sincerità ed equità al servizio di tutti, anzi con l’amore e la fortezza richiesti dalla vita politica” [Gaudium et Spes, 75].

Benedetto XVI e Francesco hanno diversamente ripreso l’idea e l’invito ai cattolici per una buona politica e una politica buona in cui impegnarsi.

 
Torna alla pagina precedente