Accademia: economia e politica

L'attualità politica di don Luigi Sturzo Verità scomode
 
“Non è moderno il male di una vita pubblica moralmente inquinata: sotto tutti i cieli, in tutte le epoche, con qualsiasi forma di governo, la vita pubblica risente i tristi effetti dell’egoismo umano. Quanto più è accentrato il potere e quanto più larghi sono gli afflussi di denaro nell’amministrazione pubblica (Stato, enti statali e parastatali, enti locali), tanto più gravi sono le tentazioni.
La funzione di controllo alle pubbliche amministrazioni, sia legale e tecnico, sia parlamentare, è un necessario limite agli abusi del potere, ma non è mai tale da impedirli. Se non c’è un’efficace vigilanza dell’opinione pubblica e una pressione popolare per la moralità amministrativa e politica, le corruzioni saranno tali da superare quelle famose di Chicago o di Tammany Hall a New York.
Ma c’è un altro pericolo, ancora peggiore: quello dell’insensibilità del popolo stesso di fronte al dilagare dell’immoralità nell’amministrazione dello Stato, sia perché attraverso partiti, cooperative, sindacati, enti assistenziali e simili, coloro che hanno in mano i mezzi dell’opinione pubblica partecipano alla corruzione dei politici o si preparano a parteciparvi con l’alternarsi dei partiti; ovvero perché tutto il potere e tutti i mezzi di opinione pubblica sono in mano ai governi.
L’immoralità pubblica non è caratterizzata solo dallo sperpero del denaro, dalle malversazioni e dai peculati. Applicare sistemi fiscali ingiusti o vessatori è immoralità; aumentare posti di lavoro senza necessità è immoralità; dare impieghi di Stato o di altri enti pubblici a persone incompetenti è immoralità; abusare della propria influenza o del proprio posto di consigliere, deputato, ministro, sindacalista è immoralità.
Oggi tutti lamentano l’immoralità privata: ragazzi di strada corrotti, ragazze prostitute, famiglie in disordine, profittatori della miseria per arricchirsi, disparità tra ricchi gaudenti e resti umani miserabili, senza vesti, senza tetto, senza cibo.
Ma non si corregge tale immoralità solo con le prediche o con articoli sui giornali. Bisogna che la prima a essere corretta sia la vita pubblica: ministri, deputati, sindaci, consiglieri comunali, cooperatori, sindacalisti siano esempio di amministrazione rigida e di osservanza fedele ai principi della moralità”.

Se non ci fossero una firma e una data, queste parole potrebbero essere attribuite a un nostro contemporaneo, qualcuno di altissimo livello e di grande coraggio. Come Sergio Mattarella o Francesco quando parlano di buona politica.
Siamo invece nel novembre 1946, il 3 novembre, e chi scrive è don Luigi Sturzo. Il quale non le manda mai a dire: le scrive nero su bianco ben sapendo che le sue parole daranno fastidio, così come, forse, danno fastidio adesso nella loro precisione, semplicità, verità.

Bocca della verità.

 
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